… Oltre le nubi e non soffrire più …

L’indaco _ Baustelle

scene di “Roma città aperta”

Ecco il libro che ora vorrei

Ecco il libro che ora vorrei

“Colui che tenta di addomesticare l’indimenticabile che ci sorprende”

Oggi ho finalmente guardato “La cinese” di Godard. 
(ora mentre scrivo qui ce l’ho come sottofondo. Il loro francese, quello che esce dalle labbra di Anne Wiazemsky e di Jean Pierre Leaud e quei pochi suoni e le canzoni che ritornano)
E’ ambientato nella Parigi del 1967: in realtà quasi tutte le scene si svolgono all’interno di un ricco appartamento. E’ estate, i genitori sono andati in vacanza e nella casa si riunisce un gruppo di ragazzi che legge il libretto rosso di Mao (con le quali parole si fa anche la ginnastica la mattina - “il fondamento teorico sul quale si orienta il nostro pensiero è il marxismo leninismo”- oppure leggendo le frasi del libretto si sceglie a chi toccherà in sorte compiere il primo attentato - “Ora tiriamo a sorte. Guillaume apri e leggi. Gli uomini si servono delle scienze della natura come di un’arma nella lotta per la libertà”) e che discute appunto sui fondamenti e sulle applicazioni della teoria marxista leninista.
La cosa bellissima di questo film (il primo che vedo di Godard a colori) sono appunto i colori. La casa nella quale i ragazzi si riuniscono ha solo colori primari: le imposte delle finestre sono rosse, le porte blu, le lampade, le poltrone gialle. E poi c’è il bianco dei muri, della cucina, del balcone e il nero delle lavagne sulle quali viene scritto ogni giorno il programma, una serie di incontri tenuti dai ragazzi durante i quali ognuno discute un tema. E poi la casa stessa è bellissima: i mobili sono ridotti all’essenziale, ci sono libri (tra cui centinaia di libretti rossi di Mao), delle radio, dei giradischi e poco altro, qualche poltrona, qualche lampada un grosso tavolo di legno e alle pareti poster, cartine, pagine di giornale: insomma una casa che riproduce la poeticità dell’atmosfera combattiva ma allo stesso tempo riflessiva.
Nel film sono letti continuamente ad alta voce passi del libretto di Mao, coprono spesso i dialoghi fra i personaggi. I quattro ragazzi nella casa camminano leggendo, si fermano, discutono con i compagni e continuano. La cosa veramente importante nel film è la discussione su idee (che è quello che spesso sento che ci manca), la condivisione. Tutto è circondato da un’aura tutt’altro che violenta (anche se i ragazzi invece sostengono il ruolo fondamentale della violenza in una rivoluzione) di riflessione.
Bellissimo film.
Tutte le riprese sono meravigliose, ordinate, ferme e delicate. 

Oggi ho finalmente guardato “La cinese” di Godard. 

(ora mentre scrivo qui ce l’ho come sottofondo. Il loro francese, quello che esce dalle labbra di Anne Wiazemsky e di Jean Pierre Leaud e quei pochi suoni e le canzoni che ritornano)

E’ ambientato nella Parigi del 1967: in realtà quasi tutte le scene si svolgono all’interno di un ricco appartamento. E’ estate, i genitori sono andati in vacanza e nella casa si riunisce un gruppo di ragazzi che legge il libretto rosso di Mao (con le quali parole si fa anche la ginnastica la mattina - “il fondamento teorico sul quale si orienta il nostro pensiero è il marxismo leninismo”- oppure leggendo le frasi del libretto si sceglie a chi toccherà in sorte compiere il primo attentato - “Ora tiriamo a sorte. Guillaume apri e leggi. Gli uomini si servono delle scienze della natura come di un’arma nella lotta per la libertà”) e che discute appunto sui fondamenti e sulle applicazioni della teoria marxista leninista.

La cosa bellissima di questo film (il primo che vedo di Godard a colori) sono appunto i colori. La casa nella quale i ragazzi si riuniscono ha solo colori primari: le imposte delle finestre sono rosse, le porte blu, le lampade, le poltrone gialle. E poi c’è il bianco dei muri, della cucina, del balcone e il nero delle lavagne sulle quali viene scritto ogni giorno il programma, una serie di incontri tenuti dai ragazzi durante i quali ognuno discute un tema. E poi la casa stessa è bellissima: i mobili sono ridotti all’essenziale, ci sono libri (tra cui centinaia di libretti rossi di Mao), delle radio, dei giradischi e poco altro, qualche poltrona, qualche lampada un grosso tavolo di legno e alle pareti poster, cartine, pagine di giornale: insomma una casa che riproduce la poeticità dell’atmosfera combattiva ma allo stesso tempo riflessiva.

Nel film sono letti continuamente ad alta voce passi del libretto di Mao, coprono spesso i dialoghi fra i personaggi. I quattro ragazzi nella casa camminano leggendo, si fermano, discutono con i compagni e continuano. La cosa veramente importante nel film è la discussione su idee (che è quello che spesso sento che ci manca), la condivisione. Tutto è circondato da un’aura tutt’altro che violenta (anche se i ragazzi invece sostengono il ruolo fondamentale della violenza in una rivoluzione) di riflessione.

Bellissimo film.

Tutte le riprese sono meravigliose, ordinate, ferme e delicate. 

Aspetto una tua risposta

a quante persone potrebbe essere rivolta questa frase…
a quante persone vorrei arrivasse… 

Jean Pierre Leaud

Jean Pierre Leaud

Mi dici “pensavo che quest’estate vorrei invitarti a venezia con me…”
e allora io ci penso seriamente.
Perchè mi dici Venezia?

Mi dici “pensavo che quest’estate vorrei invitarti a venezia con me…”

e allora io ci penso seriamente.

Perchè mi dici Venezia?


http://marietheresecatherine.tumblr.com/

la mia amica, che da un po’ ha ripreso in mano tumblr

la mia dolce amica

Con uno sguardo mi ha reso più bella,

e io questa bellezza l’ho fatta mia.

Felice ho inghiottito una stella.



W. Szymborska



Ricordarsi di avere una piccola sorellina.

E’ una brutta cosa quando ti capita ti chiedano “quanti fratelli hai?” e tu rispondi “una sorella” e poi ti mordi la lingua perchè in realtà ce ne hai un’altra di sorella. ma ormai la risposta e data e per non raccontare tutte le faccende lasci correre.

Ieri la mia seconda sorellina di sei anni mi passa a fianco. Solo all’ultimo momento mi accorgo che è lei: non la vedo da tanto - troppo - è cresciuta. Allora la saluto così sbadatamente…

Poi durante il resto del pomeriggio pur essendo nella stessa stanza non ci siamo gran che calcolate. A volte penso che non mi riconosce nemmeno anche perchè mi sembra che su di noi il papà faccia un po’ di damnatio memoriae… 

E invece alla fine della serata vedo le sue amiche girarmi attorno e una dice all’altra: “L’ho capito che è lei, la sorella di Tereza”. E allora io chiedo di dirmi chi gliel’ha detto che siamo sorelle. E l’amichetta indica con il dito Tereza.
Quasi mi commuovo. Quei piccoli occhietti che sembrano sempre vuoti quando mi guardano (ha paura di me? le sto antipatica? è timida?) sembravano risplendere un po’ di più. I miei sicuramente erano più luminosi.

Allora, quando me ne sono andata via, sono corsa da lei a darle un poljubcek e lei mi ha, come sempre, accolta con un po’ di timore. Ma io ero contenta lo stesso.